Una vita da… precaria storica

 

Salve a tutti, mi presento. Sono un’insegnante di sostegno, precaria ormai da sedici anni. Precaria verace, come direbbero a Napoli, e con il marchio doc dell’anzianità. Faccio dunque parte della lunga schiera delle cosi dette “precarie storiche”. Eppure la mia carriera scolastica era iniziata nel migliore dei modi. Ho avuto, infatti, a soli 22 anni ed appena laureata, la fortuna di insegnare nella scuola cattolica che avevo frequentato e, come colleghe, ho ritrovato le mie stesse insegnanti. Una bella gavetta che mi ha temprato, fino a quando ho scelto di passare nella scuola statale e cercare la definitiva sistemazione con il tanto ambito doppio canale.

Gavetta iniziale, pensavo, e non mi rendevo conto, invece, che lo Stato mi stava tirando un'amara sorpresa, una gavetta senza fine. Un gavettone, per intenderci, che con la goliardia non ha proprio nulla da spartire.

Ricordo perfettamente che correva l’anno scolastico 1989/90. Ad aiutare la mia memoria è anche il film che, a quel tempo, riscuoteva i maggiori consensi, l’Attimo Fuggente con Robin Williams. Le mie alunne, affascinate dal mio insegnamento giovanile, laico ed un po’ fuori dagli schemi d’ordinanza, mi paragonavano al professore protagonista della pellicola, e cominciarono simpaticamente a chiamarmi “Mio Capitano”. Oggi, a tanti anni di distanza, non vorrei che scavalcandomi in graduatoria, queste adorabili “nuove leve” che ormai cresciute, probabilmente, hanno terminato i corsi Sissis, possano riconoscermi e salutarmi questa volta, con un amaro, almeno per me, … Addio Mio Capitano…

Il prossimo 2 maggio 2005 scade il termine ultimo per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti. E’ questo un periodo di mille tensioni per noi insegnanti costretti, pena depennamento, ad aggiornare la propria posizione con la presentazione della domandina annuale. Non è tanto la difficoltà a compilare un ennesimo modulo, piuttosto l’accettare, senza alcuna possibilità di replica, tutte le continue novità in merito alla determinazione delle stesse graduatorie che non fanno altro che penalizzare i precari storici come me. Dall’aprile dello scorso anno, tante regole sono state cambiate. In particolare è stata cambiata la tabella di valutazione dei titoli di abilitazione per la terza fascia.

Questa tabella è la stessa sia per i precari storici che per i neo precari, i sissini per l’appunto, che si presentano sullo scenario della Scuola con tanto entusiasmo e preparazione, ma con pochi anni di insegnamento alle spalle. Ma, mentre a questi ultimi in aggiunta vengono attribuiti 30 punti, per noi, che abbiamo i capelli bianchi,   soltanto 6.

Quando con la legge 124/99 è stata istituita la graduatoria cosi detta permanente (ma che di permanente ha ben poco, considerato che la sua permanenza dura meno di 12 mesi), era stata stabilita una terza fascia per tutti quei precari, come me, abilitati con i corsi del 1999/2000 perché, per oltre 10 anni, non erano stati banditi concorsi. Veniva, inoltre, stabilita una quarta fascia per i neo abilitati dei corsi Sissis. Ma, nella realtà, questa quarta fascia non è stata mai realizzata. Nella “nostra” terza fascia sono, dunque, confluiti i neo abilitati avvantaggiati, però, dai loro 30 punti opzionali ogni anno. A noi, precari storici,  resta soltanto la possibilità di inserire i nostri 12 punti dell’ultimo anno scolastico più 6.

So perfettamente che le immissioni in ruolo nel mondo della Scuola hanno sempre rappresentato un passaggio assai delicato. Ma, in passato, una cosa è stata sempre rispettata: “ l’anzianità di servizio e la professionalità docente”.

In virtù di quest’ultima, nel 1997, portavo avanti le istanze del CIP, il comitato insegnanti precari. Si tratta di una sigla che, recentemente, è stata ripresa dai neo precari. Otto anni fa, con una raccolta di firme, avevamo chiesto al Ministero lo svolgimento di corsi abilitanti riservati ai precari (successivamente di tali corsi ne hanno usufruito anche i colleghi di ruolo che, giustamente, hanno utilizzato tale opportunità per i loro passaggi di cattedra). Avevamo chiesto anche che ci venisse riconosciuta la cosiddetta “professionalità docente” con 0,50 punti per ogni anno di insegnamento. Perché è in campo che si fa l’esperienza. Ed è l’esperienza che fa l’insegnante. Abbiamo servito lo Stato, per tutti questi anni, con contratto a tempo determinato e puntualmente licenziati il 30 giugno, con congruo risparmio per le casse dello Stato.

A mio modesto avviso non avremmo nemmeno bisogno di compilare ulteriori domande. Tramite il numero di partita di spesa fissa, infatti, siamo ormai inseriti nel sistema del Ministero del Tesoro e del MIUR. Perché non aggiudicarci, automaticamente 12 punti ogni anno? Perché, ogni anno, siamo costretti a ripresentare domanda con l’incubo di avere, pur lavorando, sempre meno punti degli anni precedenti. Un diritto di ognuno dovrebbe essere la possibilità di crescere. E ciò accade in ogni settore. Sarebbe assurdo, ad esempio, che un tenente, invece di diventare colonnello o generale, si ritrovasse nuovamente soldato semplice. Eppure nella Scuola avviene proprio tutto ciò. 

Questa situazione stagnante da precario a vita, quasi segnato come gli appestati di manzoniana memoria, non ci permette di dare il meglio di noi stessi come docenti. Ho scelto di insegnare perché adoravo farlo, ma onestamente mi è proprio passata la voglia. Sono angustiata, nauseata, depressa. Mi sento perseguitata e penalizzata da leggi assurde, ingiuste. E come me sono in questo stato tanti colleghi, mariti e mogli, padri e madri, separati e divorziati, che vivono in silenzio un dramma senza conforto. Tutti a solidarizzare con noi ma nessuno a venirci incontro concretamente.  

Scusate lo sfogo e torniamo a noi. In graduatoria, nei punteggi da attribuire si parte ormai dall’abilitazione. La mia “cara laurea” ottenuta con il 110 e lode e, soprattutto, con tanti sacrifici, in passato mi fruttava ben 33 punti. Oggi non vale più nulla. Era il mio merito guadagnato in tanti anni di studi. Era quella marcia in più che ti permetteva di credere in tè stessa e di dare il meglio in ogni campo.

Adesso, grazie alla Moratti, che ironia della sorte mia si chiama Letizia, mi scusi signor ministro, una laurea in lingue o in scienze della formazione primaria, anche col minimo punteggio, vale 6 punti. La mia, sempre e assolutamente, nulla. Mi ritenete ancora esagerata nel temere di essere un giorno scavalcata in graduatoria dalle mie adorabili alunne?

Ma, a questo “scempio” si è aggiunta, nell’aprile 2004, un’altra novità. Chi dall’anno scolastico 2003/2004 aveva avuto, per caso perché non c’era di meglio, un incarico in una scuola ubicata in una delle bellissime isole che fanno dell’Italia il Bel Paese, o in un pizzo di montagna, si vedrà assegnata in graduatoria una super valutazione, ovvero 24 punti per anno scolastico, anziché 12.

Potete immaginare ciò che è potuto succedere nelle successive convocazioni. Di tutto di più, parafrasando lo slogan ufficiale di quella Rai, così brillantemente presieduta in passato, dalla “nostra” Moratti. Le convocazioni, quell’ appuntamento si fa per dire, temuto, atteso ogni anno da tutti i docenti precari, e per il quale non si possono nemmeno godere in santa pace le ferie non pagate, ma si sta appesi al telefono o al un computer per Inter… pretare le direttive che giungono dal Dicastero presieduto dalla Moratti.

Diverse mie colleghe,  precarie storiche, pur avendo piene possibilità e diritto, dopo tanti anni di sacrifici, di scegliere la scuola più vicina possibile a casa, hanno, invece, optato per isole o montagne grazie a questa legge assurda che però ti premia con il superbonus! Allegria siiora Longariiiiii!!!

Noi no no no! Diceva una sigla televisiva degli anni ‘ 70.

Peccato che alle convocazioni non c’erano le telecamere. Avrebbero ripreso le lacrime di… gioia delle prime in graduatoria che, per evitare brutti scherzi, sono state costrette a scegliere lIsola degli anonimi oppure la Fattoria nella montagna. Altro che reality! Ed a noi, che siamo stati coerenti, non è rimasto altro che la Music Farm, della serie canta che ti passa! Io, con molta onestà infatti, mi sono rifiutata di abbassarmi ad una legge assurda che non mi da il diritto di vivere in santa pace, di crescere le mie figlie, di potere seguire gli stessi alunni per tutto il loro ciclo di istruzione. Mi costringe, invece, a scegliere, ogni anno, quello che rimane dopo le utilizzazioni, le immissioni in ruolo e, magari, come è successo la scorsa estate per il sostegno, tirare un sospiro di sollievo dopo una lunga battaglia estiva per avere più deroghe da attribuire alla tua provincia.

Non contento il Ministero, e siamo allo scorso mese di maggio, a documentazione già inoltrata ai CSA, ha chiesto un ulteriore aggiornamento della mia posizione, con la dichiarazione di eventuali anni di insegnamento in isole o zone di montagna. Ci sono! Pensai tutta contenta. Due anni, ci sono, nel mio curriculum, con levatacce mattutine per non perdere il treno dei pendolari delle 5 e 30!…Punteggio doppio! ….Evviva! No! Niente da fare. Non vale più come la mia laurea. Erano servizi che risalivano a prima dell’anno scolastico 2003/2004.

E che fine ha fatto il mio anno alle medie parificate, così come si chiamano adesso?! Mi era stato riconosciuto per intero prima dell’avvento delle graduatorie permanenti. Adesso, invece, viene riconosciuto il punteggio di coloro che, dopo di me, sono  rimasti nel parificato, ma senza prendere treni, aerei, pullman, navi, aliscafi, la macchina dal proprio garage o, se preferiva la moto o la bicicletta. Adesso, il mio punteggio risulta dimezzato perché? Semplice. Ho lavorato prima della sentenza del Tar del 2000 che ha appianato le cose.

Insomma, cosa desidero in questo stato di profondo disagio ed ingiustizia? Il diritto di ogni individuo di crescere in ideali, in esperienze. Io, da precaria storica chiedo il diritto, finchè non sarà giunto il mio momento della immissione in ruolo, … ndr, di crescere in punteggio. Non voglio supervalutazioni, nonostante due anni realmente vissuti in montagna. Voglio il mio punteggio con i giusti parametri. Non voglio assolutamente questa guerra tra poveri, con le mie stesse colleghe precarie. L’amicizia tra precari storici, infatti, non esiste più. Non ci si sente più perché, nella confidenza dell’apparecchio telefonico, potrebbe scappare la partecipazione ad un  master o ad un corso a distanza. Ma, soprattutto, non voglio la guerra con i sissini, verso i quali non nutro alcun rancore. Lo Stato dà loro questa opportunità e loro fanno bene a prendersela.

Perchè, piuttosto, lo Stato non tutela l’anzianità di servizio?

Ho analizzato le proposte di Legge dei deputati Franchina e Valditara riguardo l’immissione in ruolo dei precari. Alt, un Momento? In base a quale graduatoria avverrebbero le operazioni? Su questa graduatoria, a mio avviso, dissestata con faglie e smottamenti che dovrebbero essere assegnati gli incarichi a tempo indeterminato? Scusatemi ma prima pianificate la graduatoria, ripulitela da punteggi attribuiti a masters e quant'altro e, soprattutto, date priorità ai precari storici con tanti anni di incarichi a tempo determinato. Io, non mi vergogno di dire che non ho masters ma che, in compenso, posso vantare due abilitazioni, una laurea con 110 e lode, che non viene più riconosciuta, ed un diploma di specializzazione polivalente, rilasciato dalla Facoltà di Medicina cattedra di psichiatria, nel lontano 1993, quindi diploma universitario biennale anch’esso che non mi viene più riconosciuto, perché considerato  titolo di accesso al sostegno. Titolo che adesso non è più specialistico, come una volta, ma viene dato, ormai, come un airbag di serie assieme all’abilitazione Sissis.

Vorrei impiegare, invece, il mio tempo in aggiornamenti e progetti per la mia scuola, per i miei alunni. Per aiutare un bambino disgrafico ad esprimersi al meglio, con ogni mezzo possibile, anche attraverso il computer perché, come diceva un grande, “gli esami non finiscono mai”, ma ciò riguarda soltanto gli esami della vita!…

Aspetto, con ansia, la decisione del TAR del Lazio in merito alla ventilata possibilità di eliminare completamente le supervalutazioni che stravolgono, di fatto, le graduatorie permanenti, lasciando ai neo laureati i posti più vicini a casa.

Ai miei colleghi precari storici chiedo una maggiore unione di intenti. Se alle scorse convocazioni avessimo tutti, all’unanimità, rifiutato i posti alle isole o in montagna, ed avessimo accettato, in maniera più logica, la sede più vicina a casa, dimostrando  compattezza, non si sarebbe stravolta la graduatoria e le deroghe al sostegno, tanto ricercate nella mia città, per l’anno scolastico in corso non se le sarebbero godute quelli che seguono dietro….