Stato giuridico dei docenti: organismi tecnici e RSU
 
Con questo terzo ed ultimo articolo concludiamo l’analisi ed il commento al nuovo testo presentato alla Commissione istruzione della Camera sullo stato giuridico degli insegnanti. Ci occupiamo qui degli organismi tecnici rappresentativi e della rappresentanza sindacale. Anche in questo caso partiamo dalla precedente proposta di legge a cura di Angela Napoli, per misurare i punti di continuità e quelli di novità. Angela Napoli, nel suo intervento di presentazione del testo di allora (giugno 2003) partiva da un assunto, da una “anomalia” individuata nel fatto che per quanto riguarda l’autonomia contrattuale della professione, “l’insegnante (caso unico in tutto il pubblico impiego) si trova accomunato con tutto il personale dipendente della scuola, compresi gli ausiliari.” “Tale anomalia – sosteneva l’on. Napoli – ha avuto come conseguenza quella “mostruosità” organizzativa costituita dall’istituzione della rappresentanza sindacale unitaria (RSU) eletta in ogni scuola, dove l’insegnante può essere rappresentato da operatori e da lavoratori che nulla hanno a che fare con la sua professione”. Da questo assunto di partenza se ne faceva derivare 1) l’istituzione di un’area contrattuale autonoma per gli insegnanti e 2) la delimitazione della rappresentanza sindacale unitaria al solo livello regionale. Veniva proposta quindi la soppressione tout court delle rappresentanze sindacali unitarie di scuola.

Nella sua relazione Angela Napoli rilevava “la contraddizione di un organismo negoziale (RSU) in un contesto organizzativo che non gode di alcuna autonomia o discrezionalità contrattuale né gestionale (per quanto riguarda il personale) dato che il consiglio della scuola (ovvero il dirigente scolastico) in Italia – a differenza di altri paesi europei – non ha il potere di assumere o di licenziare il personale, ma è del tutto dipendente dalle norme amministrative per quanto si riferisce alla gestione del bilancio, dell’organico, e di ogni altra materia attinente al governo del personale”. Questo punto, come abbiamo scritto in un precedente articolo su Scuolaoggi (“La “particolarità” delle RSU nella scuola") segnala una contraddizione reale, anche se formulata con un linguaggio non condivisibile e in un contesto finalizzato ad una separazione “classista” tra personale docente e personale ata.

Come esce da questa “anomalia” e da questa contraddizione la proposta di legge ora presentata? Semplicemente confermando l’istituzione dell’area contrattuale della professione docente come articolazione autonoma del comparto scuola e restringendo la rappresentanza sindacale unitaria al solo personale non docente delle istituzioni scolastiche. In questo senso i lavoratori, i “proletari” della scuola sarebbero gli ATA, amministrativi e ausiliari. Ai docenti toccherebbe invece l’onore e l’onere dell’albo professionale e della “rappresentanza tecnica”.

Per quanto riguarda infatti gli “organismi tecnici rappresentativi della funzione docente”, non si registrano sostanziali cambiamenti dalla vecchia proposta di legge alla nuova. Questi organismi dovrebbero garantire l’autonomia professionale, la responsabilità e la partecipazione dei docenti alle decisioni sul sistema educativo di istruzione. Così come sono previsti, hanno autonomia organizzativa e finanziaria e sono composti in modo da assicurare una adeguata rappresentanza elettiva dei docenti interessati (una parte minoritaria dei loro componenti è designata dalle associazioni professionali e dalle università).
In particolare l’organismo tecnico rappresentativo nazionale provvede alla tenuta dell’albo nazionale, stabilisce i criteri per la formazione iniziale, formula proposte e pareri in merito alla determinazione degli obiettivi, dei criteri di valutazione, alle procedure di reclutamento, ecc. Insomma, per semplificare: ai docenti la “corporazione” (l’albo nazionale) e una rappresentanza tecnica, ai non docenti il sindacato.

Questa parte della proposta di legge ci pare indubbiamente debole e sicuramente la meno condivisibile. Innanzi tutto: chi (e come) rappresenterà sindacalmente i docenti? Per quanto specifica sia la situazione attuale della scuola rispetto ad altri luoghi di lavoro (la compresenza-coesistenza della RSU e degli organi collegiali e i rischi o gli episodi di possibile “sconfinamento” che noi stessi abbiamo indicato), ci sembra che la questione non possa essere risolta semplicemente abrogando tout court le RSU per il personale docente.
Come ci sembra riduttivo (d’altra parte è nella logica della rappresentanza “corporativa” e autonoma) restringere il campo delle tematiche della categoria alla rappresentanza dei soli organismi tecnici.

Rispetto al testo precedente vi è inoltre un riconoscimento (non costa nulla…!) dell’associazionismo professionale. “L’associazionismo professionale costituisce libera espressione della professionalità docente e può svolgersi anche all’interno delle istituzioni scolastiche” E ancora: “A livello nazionale, regionale e delle singole istituzioni scolastiche le associazioni professionali accreditate sono consultate e valorizzate nel merito della didattica e della formazione iniziale e permanente”. Niente di più niente di meno di quanto da anni già accade, per cui il riconoscimento è più che altro un fatto formale o simbolico.

Per i docenti, ad ogni buon conto, e per le istituzioni scolastiche autonome tutto va bene (organismi tecnici, associazionismo professionale) tranne che la rappresentanza sindacale. C’è qualcosa che non torna, in questo ragionamento e che non ci convince affatto.

Gianni Gandola, Federico Niccoli