Sono trentamila nella regione, 280 mila in Italia, gli insegnanti in attesa di una assunzione

Scuola, vincere un concorso non basta: precari in assemblea

Incontro in via Castro Pretorio: c’è chi è supplente da dieci anni

Stanchi di promesse, di avere vinto concorsi ed essere ancora appesi a qualche ora di supplenza, si riuniscono oggi a Roma i precari che insegnano nelle scuole italiane. All’incontro in via di Castro Pretorio molti arriveranno in treno, altri in pullman. Tutti con l’unico obiettivo di trovare la strada per essere assunti. I numeri non sono quelli dell’esodo che ha invaso la Capitale in questa settimana, ma i docenti con contratto a tempo determinato rappresentano comunque un esercito da non sottovalutare: 280 mila dalla Val d’Aosta alla Sicilia, di cui ben 30 mila nel Lazio. Ogni anno sono loro che devono accontentarsi di supplenze sempre più brevi e, manco a dirlo, mal retribuite. Al fianco di questi insegnanti sono scese in campo tutte le sigle sindacali. Alla riunione partecipano precari «storici», inseriti nelle graduatorie permanenti da oltre 10 anni, e quelli chiamati «ordinaristi», idonei all’ultimo concorso a cattedre, quello del ’99, idonei ma solo in teria perché aspettano ancora il posto fisso. «Una guerra tra poveri non giova a nessuno», fa notare Beppe Foglio, 32 anni, dell’Adaco, l’Associazione dei docenti non abilitati e supplente di Storia e Filosofia in un liceo di Ostia ancora per due giorni. Poi Foglio finirà il contratto e si troverà a lasciare la sua scuola. Ma è la quarta volta che deve fare i bagagli dall’inizio dell’anno scolastico. Quasi un record. «Questa non è vita - sottolinea -. Vogliamo essere immessi in ruolo così come previsto dal piano triennale di assunzioni 2005-2008, approvato con la legge 143 del 2004». Se si fa eccezione dei pochissimi assunti tra luglio e settembre dello scorso anno «solo a Roma restano col fiato sospeso oltre 3 mila docenti che comunque hanno superato il concorso a cattedre», precisa Foglio che teme, oltre al danno, la beffa: «Se si perde tempo corriamo il rischio di farci sorpassare da chi si è abilitato frequentando corsi universitari e da chi già dal 2008 entrerà nella scuola con la chiamata diretta dei presidi. Così per noi non sarà servito a nulla avere vinto un concorso statale: saremo utili solo per redigere una graduatoria a fini statistici. Assurdo». Soprattutto se si pensa che in Italia mancano 40 mila docenti e all’orizzonte con i pensionamenti questo numero è destinato a raddoppiare. Gli insegnanti di ruolo, i fortunati, età media 48 anni, sono 810 mila (nel Lazio 62 mila), il loro numero è in continua diminuzione, ma le assunzioni restano un miraggio.
Anna Merola