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Riforma Moratti: decreti in arrivo

Sintesi dello schema elaborato dal Centro Studi Gilda a cura di Michela Gallina

 

Il 12 settembre 2003 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo Schema di decreto legislativo

che passerà  all’esame delle Commissioni cultura di Camera e Senato e poi alla conferenza unificata. Infine, se non ci saranno intoppi, potrà avere la firma definitiva del Governo.

Il Decreto per quanto riguarda la scuola dell’infanzia e la scuola primaria ( ex scuola elementare) riprende i contenuti della legge 53 scendendo nello specifico.

 

Scuola dell’infanzia

Iscrizioni: a.s. 2003-2004 – bambini che compiono i tre anni di età entro il 28 febbraio 2004;

                 a.s. 2004-2005, 2005-2006 – possibili ulteriori anticipazioni con decreto MIUR

                (vedi Capo V del decreto: Norme finali e transitorie)

Orario settimanale: da 25 a 51 ore

 

Gli articoli 1 e 2 del decreto riprendono  l’art. 2. comma e) della legge 53. 

L’art. 2, comma e) della legge 53 faceva cenno, nella parte finale alla “introduzione di nuove professionalità e modalità organizzative”. Ora, mentre il decreto sviluppa la parte relativa alle “modalità organizzative”, non fa invece alcun cenno a “nuove professionalità”. Viene dunque lasciata cadere la possibilità di introdurre nella scuola dell’infanzia delle figure di “assistenti” in grado di coadiuvare il lavoro delle maestre, in particolare nel primo periodo. 

 

All’art. 3 il decreto:

-  fissa l’orario delle attività educative:  da 875 a 1.700 ore  (deciso nel progetto educativo della scuola che tiene conto delle “richieste delle famiglie”); l’orario settimanale varia  dunque   fra le 25  e le  51 ore circa a scelta delle famiglie;

-  stabilisce che i docenti curino “la personalizzazione delle attività educative, attraverso la relazione con la famiglia”;

-  impone alla scuola l’obbligo di curare la “documentazione relativa al processo educativo… con la collaborazione delle famiglie”;

-  chiede di avviare opportune forme di coordinamento didattico orizzontale (con i servizi all’infanzia) e verticale (con la scuola primaria).

 

Struttura del primo ciclo di  istruzione

L’articolo 4 del decreto riprende l’art. 2, comma f) della legge 53, confermando la struttura del primo ciclo: scuola primaria: 1+2+2; scuola secondaria di primo grado: 1+2.

Il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria avviene a seguito di “valutazione positiva al termine del secondo periodo didattico biennale; (il passaggio dal primo al secondo ciclo di istruzione, che comprende il sistema dei licei e il sistema dell’istruzione e della formazione professionale, avviene previo superamento di un “Esame di Stato”).

 

 La scuola primaria (ex scuola elementare)

 

Iscrizioni: a.s. 2003-2004 – bambini che compiono i sei anni di età entro il 28 febbraio 2004

                Anni successivi – possibili ulteriori anticipazioni con decreto MIUR.

 

Avvio:     a.s. 2003-2004 -  classi prima e seconda

                a.s. 2004-2005 – classi terza, quarta e quinta

 

Orario settimanale: 30 ore (27 + 3)

 

L’articolo 5 del decreto riprende l’art. 2, comma f) della legge 53 con alcune modifiche: a) viene fatto specifico riferimento alla  alfabetizzazione informatica (assente in questo punto nella legge delega) e all’alfabetizzazione nella “lingua inglese”  mentre nella legge si parlava di una “lingua dell’Unione europea”.

All’articolo 7 il decreto:

-  fissa l’orario: 891 ore di “lezione” e 99 ore di “attività e insegnamenti” (queste ore, “la cui scelta è facoltativa e opzionale per gli allievi” vengono organizzate dalle singole scuole o dalle scuole in rete “tenendo conto delle prevalenti richieste delle famiglie”); al pacchetto 891+99 su base settimanale si hanno  27 ore prefissate e 3 liberamente scelte; l’eventuale tempo mensa va aggiunto.

-  stabilisce che i piani di studio siano personalizzati:

-  impone  la “documentazione del percorso formativo compiuto dall’allievo”;

-  introduce la figura del tutor:  docente che per i primi 3 anni lavora con lo stesso gruppo di allievi per almeno 18 ore settimanali. Il tutor è un docente “in possesso di specifica formazione che, in costante rapporto con le famiglie e con il territorio, svolge funzioni di orientamento in ordine alla scelta delle attività di cui al comma 2 (le 99 ore, n.d.r.), di tutorato degli allievi, di coordinamento delle attività educative e didattiche, di cura delle relazioni con le famiglie e di cura della documentazione del percorso formativo compiuto dall’allievo con l’apporto degli altri docenti”;

-  introduce, per la copertura delle 99 ore, la possibilità di stipulare dei contratti di “prestazione d’opera con esperti” in possesso di titoli riconosciuti dal MIUR e dal Ministero per la funzione pubblica qualora sia richiesta una “specifica professionalità non riconducibile al profilo professionale dei docenti della scuola primaria”.

 

All’art. 8 il decreto:

-  riprendendo l’art. 3, comma a) della legge 53 parla di “valutazione degli apprendimenti e del comportamento” e di “certificazione delle competenze”. Periodica ed annuale, la valutazione è  affidata ai  “docenti responsabili delle attività educative e didattiche previste dai piani di studio personalizzati”;

-  ammette la possibilità della ripetenza anche all’interno del periodo didattico, ma “solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”;

-  allo scopo di assicurare la continuità didattica stabilisce che i docenti non possano lasciare la sede di titolarità se il periodo didattico non è concluso (la “congrua permanenza” di cui si parlava nel testo di legge trova una definizione temporale);

 

COMMENTO ED OSSERVAZIONI

a cura di Michela Gallina

Le conseguenze del decreto sulla nostra professionalità sono allarmanti,  eccone alcune:

- l’ingerenza delle famiglie nella programmazione e valutazione dell’attività didattica, nonché nella scelta dei percorsi individualizzati rischia di creare confusione di ruoli e competenze, e di compromettere il principio della libertà di insegnamento sancito dalla Costituzione all’art:. 33 comma 1: “Le arti e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”;

- come già denunciato precedentemente nella legge delega e ora confermato nel decreto attuativo, con l’introduzione del Portfolio vi è un aumento del carico di lavoro dei docenti e si tratta per lo più di un carico meramente burocratico (soprattutto per quanto riguarda il tutor);

- differenziando le funzioni dei docenti, Il decreto introduce pericolose gerarchie all’interno della categoria: vi sono infatti gli insegnanti tutor che ricoprono un ruolo di maggior rilievo e prestigio rispetto ai colleghi che devono coordinare;

- La scuola assume sempre più l’aspetto di un ente erogatore di servizi, o, per dirlo in un linguaggio corrente, di un “customer service” in balia delle pretese dell’utenza, in cui tendono a perdere rilievo la formazione culturale degli alunni ed anche lo spessore professionale dei docenti in alcuni casi declassati al ruolo di assistenti o badanti;

- Con l’introduzione degli “esperti” o “prestatori d’opera” si andrà ad aggravare la situazione del precariato per coloro che lavorano nella scuola, non solo, potrebbe essere la premessa di uno stravolgimento delle modalità di reclutamento dei docenti nella scuola statale e di possibili clientelismi;

- All’art.: 8  il decreto contiene la violazione di una norma contrattuale, viene infatti limitata la mobilità dei docenti che diventa di fatto biennale: sono impossibilitati a chiederla se non hanno concluso il “periodo didattico”.

 

Anche per l’utenza si fa demagogia a scapito della qualità:

- l’introduzione dell’anticipo svilisce il ruolo della scuola dell’infanzia ridotta a luogo di mera custodia ed assistenza e crea disagi nella scuola primaria;

- l’abolizione dell’esame di stato in quinta conferma una rischiosa tendenza a spostare in avanti nel tempo i meccanismi selettivi a scapito di una qualità della preparazione con un conseguente abbassamento dei livelli culturali. Si tratta di una tendenza incomprensibile se pensiamo invece ai livelli di competitività e selezione che caratterizzano la società odierna. Come pensa il Ministro di “vaccinare”e rinforzare i piccoli cittadini? Eliminando prove e difficoltà dal loro percorso? Sul piano educativo vengono meno il concetto di “responsabilità”, un valore che invece la scuola ha sempre cercato di trasmettere agli allievi e la capacità di tolleranza agli insuccessi e alle frustrazioni;

- è impossibile pensare ad un intervento didattico-educativo “individualizzato” e “personalizzato” se il numero di alunni per classe va aumentando e parallelamente vengono meno le ore di contemporaneità, utilizzata  dalla precedente Riforma (L. 148), proprio al fine di offrire una didattica differenziata.