Giornale - Vicenza

Addio esami di quinta elementare

Emanata la circolare che abolisce il test alla fine del primo ciclo di studi



Roma. Oltre che l’apprendimento, degli alunni saranno valutati anche il comportamento e l’andamento nelle attività opzionali. Lo prevede la circolare relativa alla valutazione degli alunni delle scuole del primo ciclo d’istruzione che, emanata ieri, precisa anche che dall’anno scolastico in corso è soppresso definitivamente l’esame di quinta elementare. Il provvedimento, che è già stato presentato nei giorni scorsi ai sindacati - dice un comunicato ministeriale - la competenza nella definizione dei modi, dei tempi e dei criteri di valutazione degli alunni, e nella predisposizione degli strumenti valutativi è dei docenti e delle istituzioni scolastiche autonome. Ma intanto, la scuola italiana viene bocciata in matematica. Il giudizio emerge da uno studio condotto dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che piazza l’Italia al terz’ultimo posto fra i Paesi Ue e al quint’ultimo assoluto. Lo studio è stato condotto fra oltre 250 mila studenti di 15 anni in 41 Paesi; in quest’edizione si è centrato sulla matematica. Scopo delle tabelle comparative in cui l’Italia risulta regolarmentenelle ultime posizioni, è permettere ai Paesi di constatare i punti di forza e di debolezza dei propri sistemi. Nella classifica sul profitto dimostrato dai ragazzi nella loro capacità di elaborare e di applicare «modelli matematici» per svolgere compiti di vita di tutti i giorni, ma anche di interpretare e comunicare i risultati, gli italiani sono risultati nel complesso migliori solo di portoghesi e greci nell’Ue e di turchi e messicani nel resto dei Paesi dell’Ocse presi in considerazione dallo studio. Nella media sono risultati i tedeschi, e leggermente sopra i francesi. I migliori in assoluto si sono rivelati i finlandesi, seguìti dai coreani del sud, a dimostrazione che non c’è un nesso causale tra l’investimento nella scuola e i risultati. Ci sono «alcuni dei Paesi che spendono molto per l’educazione, come Stati Uniti e Italia, ma con ritorni non molto buoni», nota il capo della Divisione indicatori educativi e analisi Andreas Schleicher. L’Italia viene citata insieme a Germania, Austria, Belgio, Ungheria, Giappone, Olanda e Turchia fra i Paesi in cui «le differenze di risultati tra gli allievi si spiegano in larga misura attraverso differenze di prestazioni tra le scuole». Fra gli altri elementi, il fatto che in Italia risultano migliori gli studenti delle scuole pubbliche che quelli delle private.
Le anticipazioni sullo studio innescano polemiche: per il segretario della Flc-Cgil Enrico Panini, l’indagine Ocse «dimostra che l’Italia ha bisogno di un grande investimento riformatore sulla scuola pubblica». Secondo la Cisl-scuola, «l’arretramento delle posizioni rispetto al 2000 conferma come le linee di politica scolastica dall’attuale governo ( nella foto accanto al titolo, il ministro Letizia Moratti ) abbiamo pesantemente contribuito a peggiorare la situazione». Per Massimo Di Menna, segretario generale Uil-scuola, dai dati Ocse «non emerge l’impegno della scuola italiana per il recupero dello svantaggio perseguito con grande fatica degli insegnanti».