Il labirinto dei decreti e la formazione dei prof


Le riforme sono fatte a incastri, sottile perversione legislativa: un pezzo funziona, l'altro aspetta il decreto attuativo, un altro pezzo crea problemi ma è meglio aspettare. Nel frattempo si cambia una cosa già approvata. Ci sono, per esempio, due decreti legislativi distinti in dirittura d'arrivo: del primo si è anticipato quasi tutto (cosa e perché studiare nei futuri licei), del secondo non si parla per niente. Eppure si tratta di un pilastro del sistema: la formazione degli insegnanti (durata, corsi di laurea da conseguire, sbarramenti e immissioni). In pratica, cambiano le regole del gioco per arrivare in cattedra. Bene, incominciamo a modificare le «classi di insegnamento» (decreto già quasi pronto), ma prima bisogna ridefinizione le classi di laurea dopo la modifica dell'ordinamento universitario a «y». Anche questo di imminente approvazione, come il decreto che cambia il nome delle «classi di insegnamento» per le ex scuole medie. Un pezzo incastrato all'altro, appunto. In futuro, dunque, serviranno tre anni di laurea, due di laurea magistrale e un anno di praticantato, sia per insegnare più discipline sia per una sola materia («arte e immagine», la nuova denominazione di educazione artistica, o «musica»). «Lingua straniera» diventerà «lingue straniere: inglese e seconda lingua» e questo vuol dire che i futuri insegnanti dovranno avere anche l'abilitazione in una seconda lingua. Insegnanti più flessibili, materie accorpate e spese ridotte.